L’effetto oasi è piantare un albero!

“Ciascun ambiente, prodotto dall’integrazione di più componenti, costituisce un sistema equilibrato: un ecosistema, inteso come l’insieme delle interrelazioni tra ambiente, condizioni fisico-chimiche ed esseri viventi, comprendendo tra questi l’uomo. L’utilizzo di pur minime risorse arriva a determinare dinamiche favorevoli e innesca ciò che potremmo definire l’effetto oasi: un’isola privilegiata in un contesto totalmente differente da cui essa, tuttavia, deriva la propria base d’esistenza. Anche una singola pianta, come si è detto, può produrre il proprio suolo e un intero quadro vitale: l’ombra, l’umidità e la vegetazione creano una nicchia biologica utilizzata da altri organismi che, a loro volta, portano il loro contributo al sistema, in un continuo circuito virtuoso (…) Questi processi si riscontrano in natura, spontaneamente prodotti in particolari microambienti, ma nel Sahara l’uomo, attraverso la creazione artificiale delle oasi, li rende elementi strutturanti l’intero quadro ecologico (…) I popoli del Sahara (…) impararono, con l’instaurarsi dell’aridità, a intervenire in sintonia con l’ambiente esaltandone le potenzialità senza esaurirle, rendendosi artefici dell’ecosistema (…) La cultura del deserto ha ripercorso strade analoghe a quelle delle piante e degli animali, da cui sembra quasi capace di apprendere: come le piante xerophite, le comunità umane imparano a essere parsimoniose di energie (…) come le piante succulente, organizzano pingui contenitori per le riserve alimentari; come le rose di Gerico, scelgono la via dello sradicamento totale e la continua mobilità di una vita nomade, apprendendo dal mondo animale e vegetale i segreti della captazione dell’acqua e della condensazione dell’umidità…”

Ecco il pozzo tradizionale della Valle della Dràa: l'acqua veniva attinta azionando un bilanciere sostenuto da tre piloni in terra cruda e sassi

Ecco il pozzo tradizionale della Valle della Dràa: l’acqua veniva attinta azionando un bilanciere sostenuto da tre piloni in terra cruda e sassi

Così scrive PIETRO LAUREANO, ARCHITETTO URBANISTA E MASSIMO ESPERTO DI ZONE ARIDE, CIVILTA’ ISLAMICA E RESTAURO DI ECOSISTEMI nel suo libro “Sahara: oasi e deserto, un paradiso perduto ricco di storia e civiltà” ed. Giunti

E’ possibile oggi, di fronte alla desertificazione che avanza a vista d’occhio, fagocitando campi abbandonati e case disabitate ai margini dei villaggi, immaginare di riaprire circoli virtuosi in grado di arrestare il degrado della Madre Terra? Ma soprattutto è possibile farlo senza grandi investimenti e progetti faraonici, semplicemente “piantando un albero”? E’ un cammino troppo affascinante per non essere intrapreso…col famoso primo passo…

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